ENRICO


Ricordo come fosse ieri. Quel giugno 1984.......

Associazione culturale "La Casa dei Pensieri"
e "Impegno Nuovo", rivista on-line
www.impegnonuovo.eu
 
E N R I C O   B E R L I N G U E R
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Oltre il personaggio, l'attualita'  di una politica
 
mercoledi'  9 giugno 2004
ore 20,30
c/o Arci Benassi
viale Cavina 4
 
Introducono:
 
DAVIDE FERRARI
"La cultura italiana, dall'Eliseo ad oggi"
 
GIANCARLA CODRIGNANI
"La sinistra e le donne"
 
on. ALFIERO GRANDI
"Il lavoro, vent'anni dopo la vertenza Fiat"
 
Intervengono:
 
VIRGINIO MEROLA
 
DONATA LENZI
 
Presiede:
 
GREGORIO SCALISE
 
Nell'ambito della serata, intervento canoro di
MARINA PITTA, della Accademia 96
 
INVITO

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ENRICO BERLINGUER: PER L' OGGI PIU' CHE PER IL SUO STESSO TEMPO.
INTERVISTA DI SVT A DAVIDE FERRARI

Ferrari risponde alle domande di Carmen Striegel
sull'ottantesimo anniversario della nascita di Enrico
Berlinguer (25 Maggio 2002).

La pubblichiamo ora, nuovamente, in occasione del ventennale della
scomparsa, ricordando l'iniziativa di
MERCOLEDI' 9 GIUGNO (vedi sopra)

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"Enrico Berlinguer, per l'oggi piu' che per il suo
stesso tempo".
Intervista a Davide Ferrari
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Berlinguer  stato un innovatore od un conservatore ?

=Berlinguer amava dire che occorre essere
rivoluzionari e conservatori. Era il segno di una
contraddizione permanente del marxismo italiano e del
PCI. Nel piu' lungo periodo le architetture, pure sofisticatissime
del materialismo storico italiano , della linea che da
Labriola va a Togliatti,non sono piu'  riuscite a
reggere questa contraddizione.
Berlinguer cercava una via per mantenere il meglio
della tradizione culturale italiana, dal cattolicesimo
democratico fino appunto al materialismo marxista
gramsciano, riletto con le prudenti lenti
togliattiane.
L'intento era forse impossibile da raggiungere ma
lodevole, di alto profilo, come tutto del resto in
"Enrico".

Berlinguer continuatore di Togliatti, dunque?

=Si e' detto spesso il contrario, ma la mia risposta e'
si'.
Certamente si'. Ne e' stato l'erede piu' vero, il
prescelto.
Ma il carattere dei due uomini politici era, o almeno
appariva, molto diverso.
Piu' pronto nel fissare mete politicamente
raggiungibili e realistiche Togliatti, piu'  capace di
vedere e descrivere uno scenario di prospettiva
Berlinguer.
Togliatti era un politico capace di filosofia.
Berlinguer un uomo di pensiero, se non un filosofo,
appassionato alla lotta politica.Berlinguer
assomigliava piu'  a Gramsci, aveva certamente una
minore ampiezza intellettuale ma, dico una eresia,
possedeva piu'  fermezza morale e senso dell'ascolto
degli altri, del plurale flusso degli eventi, dello
stesso Gramsci.
Gramsci era piu' soggettivista, "soreliano",
gentiliano.
Berlinguer era un crociano, ma, se si può dire, con
una grande simpatia per Cristo, per l'assoluto,
intendo.
Questa dote, guardare all'assoluto per scoprirsi
limitati e quindi veramente "democratici", attraverso
la riscoperta del valore della nostra personale
individualita' , del nostro essere di uomini e donne, e
insieme di quella altrui,dei prossimi, e di quelli
solo apparentemente distanti, lo avvicina molto alle
generazioni nuove che dagli anni settanta ad oggi
hanno questi segni.
Lo avvicina anche, altrettanto, al pensiero, immenso
e spesso misconosciuto, dei
movimenti di liberazione femminile.
Si', in qualcosa Berlinguer e' stato piu' avanti anche di
Gramsci, non solo di Togliatti.

Perche' Berlinguer era molto amato dal popolo italiano
e pochissimo dai dirigenti del suo partito, il PCI,
ora DS ?

=Non so se e' stato poco amato. Certo e' stato poco
compreso. Piacque a molti il compromesso storico
perche' sembrava dare uno sbocco di governo a decenni
di lotte.
Non me la sento di condannare questa ansia di
governare, che pure ha fatto molti danni.
In un politico e' il segno della volonta'  di fare.
Ma il compromesso di Berlinguer dilatava, non
restringeva, l'ambito delle riforme, fino a
ricomprendere spazi di socialismo, cioe' di
rivoluzione.
Mentre, almeno fino alla fine degli anni '70,  molto del
pensiero ufficiale del PCI tendeva a
declamazioni verbali impegnative, con richiami a Lenin
e alla solidarieta'  internazionalista rivoluzionaria,
ma ad una proposta politica molto molto piu'
accomodante di quella di Berlinguer.
Quando con l'Alternativa e la critica alla
degenerazione morale della vita dei partiti e' stata
piu' evidente questa distinzione fra il pensiero di
Berlinguer e quello della grande parte dei quadri e
degli stessi militanti, "Enrico" e'  rimasto solo. Credo
che gli anni dell'alternativa, dei bagni di folla ai
cancelli della Fiat, del duro confronto con Craxi,
siano stati di grande solitudine, nonostante il
possente e ingenuo amore di tanti di noi, soprattutto
di chi allora era giovane o giovanissimo.

Ma se era cosi' isolato perche' riceveva tanto affetto
popolare?

=Berlinguer rappresentava la sicurezza ed il fascino
di un uomo fermo nei suoi principi ma non
irraggiungibile, piu'  avanti di noi tutti ma non in
un'altra dimensione.
Credo che tanti italiani comprendessero che i talenti
di "Enrico" avrebbero potuto portarlo ad esprimersi in
altri campi ma che egli aveva scelto la militanza, e
la proseguiva, per condivisione, per amore verso il
popolo. Un sentimento cristiano, che appartiene molto
agli italiani soprattutto a quelli che erano i
comunisti italiani.


Qual' e' l'idea di Berlinguer che le sembra ancora
attuale?

= Molte idee di Enrico Berlinguer sull'Italia sono non
solo attuali ma appartengono all'oggi, piu'  che al suo
stesso tempo.
Basta pensare al richiamo alla "questione morale".
Ma essendo queste parole rivolte a lettori e spettatori
di un altro paese sono certo di dover indicare un'idea piu'
generale, che va oltre i confini della nazione
italiana.
E' l'idea che il mondo ha bisogno di un governo unico
e democratico e che tutto deve rivolgersi alla
dimensione universale dei problemi.
Una sorta di internazionalismo democratico
universalista.
Assomiglia molto alla parola d'ordine dei movimenti
new global: "globalizzare i diritti".
Non solo e' un'idea attuale ma e' anche profondamente
giusta.
E' quello che resta e restera'  della "terza via" di
Berlinguer. Non un pasticcio per salvare il retaggio
sovietico ma il senso che il mondo deve darsi una
democrazia nuova, ben piu' forte, allargata ai
cittadini di tutto il pianeta.
E' a ben vedere una visione del tutto anti-ideologica,
perche' le ideologie tendono a bastare a se stesse,
mentre l'universalismo berlingueriano no, comprendeva
bene la loro drammatica insufficienza.
Berlinguer ha molto da dire alla sinistra europea di
oggi, in profonda crisi ma che deve ritrovarsi,
combattere l'immoralita'  del populismo, della
demagogia, di un ritorno alla forza, al terrore, alla
ritorsione.
Con lui Palme, Brandt, Kreisky. Uomini che non
poterono incontrarsi e lavorare assieme compiutamente
ma che avevano il senso della mondialita' , del
conflitto nord-sud.
Allora era preveggenza. Oggi il mondo e' in ognuno dei
nostri quartieri.









Ero un ragazzo. Ero segretario del Pdup. Portai le condoglianze a Ugo Mazza. Piangevo. Non capivo neanche perchè, ma piangevo.......